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Vite distrutte nella City

Occhio al 7 rosso!
27 aprile 2017
 

L’ incendio della Grenfell Tower di Londra si poteva evitare. Innanzitutto, assecondando le numerose (e inascoltate) richieste dei residenti di riparare il sistema di allarme antincendio e di poter avere in dotazione degli estintori.

Certo, gli estintori non sarebbero serviti a molto (assolvono alla funzione di domare i principi d’incendio): infatti, la morte che avrebbe colpito – secondo le prime stime – un centinaio di persone, è avvenuta per soffocamento. Centinaia di persone intrappolate nei rispettivi appartamenti, intatti ma circondati dalle fiamme e invasi da quelle polveri che hanno reso l’aria sempre più irrespirabile.


 

L’ incendio – quali che siano le cause scatenanti avvenute ai primi piani – ha iniziato a salire aggredendo e letteralmente mandando in pezzi i pannelli del rivestimento esterno, trasformando così il grattacielo in un cerino alto 27 piani. Un edificio rivestito esternamente con una sottile laminatura zincata a contenere pannelli di polietilene (materiale altamente infiammabile), creata ad hoc in ottica di risparmio energetico e per “migliorarne l’aspetto verso i quartieri limitrofi”, come il noto Notting Hill.

Opere di sistemazione fatte soltanto l’anno scorso con una spesa di 10 milioni di sterline. Eppure un modo di costruire agghiacciante, giacché tra la “bella” facciata di 3 millimetri e lo strato isolante di 150 mm è presente un’intercapedine di 50 mm che ha funto da effetto camino, facendo salire le fiamme a una velocità inaudita – secondo le testimonianze in quindici minuti dalla sua propagazione il fuoco era già al 17° piano.

E ora, la cosa ancor più grave da tenere in considerazione è che lo stesso studio dietro la Grenfell Tower, ha realizzato molti altri edifici in tutta Londra, seguendo sempre lo stesso sciagurato modo di costruire.