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Occhio al 7 rosso!

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L ess is more. Primo comandamento di un giornalismo che sa dire tanto con poche parole. Meno è meglio, lo si vede già dalla forma e dai materiali del nuovo 7: bye bye al rassicurante formato-famiglia con fogli ruvidi e un benvenuto alla ridotta mise lucida (più moderno di così si muore).

Meno è il segno dell’avanguardia, procedere per sottrazione. Passare dalle lettere ai numeri: da Sette a 7. Ché quel che conta è il ragionamento racchiuso entro il segno grafico, come in matematica: per arrivare al risultato si usano le formule, ma è il procedimento che ci porta alla soluzione.


 

F ormula semplice ed efficace quella del magazine del Corriere, che fa del suo 7 rosso un marchio immediatamente distinguibile: come il 46 sulla carena di una motocicletta. Un 7 rosso sulle divise di una squadra di 18 giocatori/giornalisti guidati da mister Beppe Severgnini.

Un allenatore che con la sua direzione ha portato l’ironia all’interno del magazine. E se i giochi di parole che definiscono le rubriche sono un segno di continuità con il Sette di prima, le didascalie che interpretano le fotografie sono una novità assoluta e di per sé già piccole storie dentro la storia.

 

 

T utto è più giocoso dentro al nuovo 7 senza che venga meno lo spazio per il racconto serio fatto di reportage, interviste, approfondimenti. D’altra parte, c’è forse arma più affilata di un’ironica penna? Il cambio di rotta di 7 merita un bel voto, perché sa guardare al proprio tempo e proiettarsi con lo scafo verso lo sconosciuto. Sapendo sempre da dove viene e legandosi al porto di casa con un filo (rosso) come il 7 che campeggiava sul magazine nato nel 1987 sotto la direzione di Paolo Pietroni.

Ora al timone c’è Beppe Severgnini (alias BSEV), sono passati trent’anni, gli strumenti dei giornalisti sono mutati ma rimane intatta la voglia di raccontare. E anche al neodirettore Severgnini ci scommettiamo piacerà un sacco guidare la nuova squadra di 7. Forse l’unica cosa che gli rimarrà indigesta è la bicromia di ogni pagina: rossonera. Ma con un po’ d’ironia si può superare anche questo!