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In alto le mani con “Occidentali’s Karma”

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T orniamo un attimo al festival di Sanremo 2017, che si è chiuso pochi giorni fa. Alla serata finale, quando a vincere è stato Occidentali's Karma, il pezzo che ci voleva, come la performance di un attore che vale il prezzo del biglietto.

Il 35enne Francesco Gabbani è quello che ci voleva. Adesso. Niente formalismi, niente mielosità, niente retorica, niente banalità. Nonostante il testo possa sembrare a qualcuno una lista di parole e basta. Vincere Sanremo a 35 anni l’anno dopo aver vinto la sezione delle Giovani proposte (allora con Amen). Energia e parole calibrate dentro a storie musicali frizzanti.


 

P er riflettere non servono dotti discorsi da professoroni: basta uno specchio. Ed è lì che si riflette l'immagine di una scimmia nuda che esce direttamente dal libro dello zoologo Desmond Morris (La scimmia nuda), quello che a fine anni Sessanta ha scoperchiato i nervi di un’evoluzione che inciampa in se stessa.

Tutto si amalgama come in un frullato. E un namasté può tranquillamente accostarsi a un alé. Tutto si mischia: la filosofia, l’oriente e l’occidente, i click internettiani, i corpi luccicanti, il Neolitico, i selfie, i dilemmi amletici, la virtualità. Tutto si confonde, ma è una confusione che illumina. Come la via di Buddha.


 

S ono anelli aperti, basta prenderli e concatenarli. Soprattutto fare come la scimmia che si rialza dopo una caduta. E balla. Insomma, un colto divertimento. Che potrebbe anche essere un corto divertimento (se a leggerlo fosse un cinese!).

Occidentali’s Karma fa sorridere, sa alludere, sa adattarsi. L’equilibrio si ottiene buttando in alto le mani. Il mantra dice: ballare. Bum, palla in buca, colpo da maestro.