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Anche l’Italia ha il suo esercito di Nossignore

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H o fatto un sogno stanotte. Ho sognato che al referendum aveva trionfato il NO. Ero arrabbiato e avrei voluto strillarlo su Facebook, ma dentro a questo sogno mi mettevo invece davanti al computer e iniziavo a digitare, ad analizzare. Perché sapevo che l’analisi porta sempre a galla interessanti spunti su chi siamo e come facciamo a pensare. E l’analisi di questo voto referendario – mi dicevo – fa emergere tre cose lampanti come una murena nell’oscurità del mare, e tre cose inevitabilmente legate l’una all’altra.

E cominciavo a pensare (nel sogno intendo): “PUNTO UNO. La distribuzione geografica dei voti ci restituisce un Paese diviso: il SI ha prevalso nelle regioni e zone metropolitane del Centro-Nord oltre che nei paesi di pianura e fondovalle dello stesso Centro-Nord. Il NO ha invece dominato in regioni e centri cittadini del Sud e nei paesi delle valli del Nord. All’analisi aggiungiamo poi il voto degli italiani all’estero, dove il SI ha raggiunto il 64% e forse dice più di tutto il resto.


 

M a procediamo con ordine, giacché tutto ciò ci porta al PUNTO DUE: abbiamo dimostrato di essere come l’Inghilterra del Leave e gli Stati Uniti d’America di Donald Trump. Per un’antipatia verso il presidente in carica, per istinto di voler cambiare tanto per cambiare, per la cieca fede nei poteri della rete abbiamo reagito e non agito. Senz’appello per il pensiero ragionato.

Si rende così evidente il PUNTO TRE, ossia che l’educazione al ragionamento, la capacità di correlare i fattori, la logica di chi sa accettare le imperfezioni di una riforma a discapito della (irraggiungibile) perfezione idealistica è generalmente prerogativa di chi ha accesso a un’informazione strutturata e complessa fatta di letture, comparazioni e una cosa che forse conta più di tutto quanto: l’ascolto.

E poi ecco spuntare il PUNTO DUE BIS, il macrodato della distribuzione geografica regionale: ci dice che la differenza netta tra le equilibrate percentuali del Nord (eccezion fatta per le roccaforti leghiste di Veneto e Friuli Venezia Giulia, e l’aggiunta pentastellata della Liguria) e quelle sbilanciate del Sud (con i picchi di oltre il 70% per il NO in Sardegna e Sicilia) pone le basi per riflettere su una ancora presente questione meridionale. Una questione maggiormente avvalorata dai numeri di un SI vittorioso (di poco in Emilia e Toscana) e in maniera netta in una sola regione italiana: Trentino Alto Adige.

 

 

D i qui una riflessione necessaria sull’identità di un Paese che in linea generale sconta i difetti educativi evidenziatisi anche negli esiti (referendario ed elettorale) in UK e USA, con un’ossessione per i complotti, le dietrologie, gli slogan, la rottura, l’egualitarismo, la rete. Ancora la rete. Quella rete che è promessa di infinite bellezze democratiche ma che di fatto zittisce il cauto discernimento, la pacatezza del confronto, la capacità di analizzare le cose del mondo in profondità”.

Profondità. Abissi. Il sogno diventava acquoso. Stavamo sprofondando tutti, agitando la manina perché qualcuno ci salvasse. Anche l’esercito dei Nossignore, forse perché capiva (troppo tardi) che non era male quella proposta alla quale aveva dissentito. Che soltanto ridurre i costi, anche solo di poco sarebbe bastato. Che forse adesso cambiare sarà più difficile, ma intanto si va giù. E lassù in superficie si fanno sempre meno distinguibili le figure che ci guardano, ma si intravedono ancora: stringono fra le dita dei bicchieri a stelo. Ma sono, sono … sono 315 senatori in salvo e … i dipendenti del Cnel! E alzano i calici al cielo, e con il capo ci fanno Nossignore. Fiuuu, per fortuna era soltanto un sogno.