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JOHN BANVILLE / Il mare

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Scivolando fra i cavalloni del tempo


L e pagine del Mare di John Banville fanno il rumore dei piedi nudi sulla battigia. Un rumore assente. Ma un rumore intatto. Il rumore che in alto, nello spazio dove si muove il nostro capo, non possiamo udire; e che quando ci chiniamo per coglierlo cessa. È il rumore delicato delle cose che sono passate e vogliamo ricordare.

Sta tutta lì dentro, fra quelle due azioni (passare e ricordare), la storia di Max Morden. La storia di un presente da storico dell’arte in pensione dalla vita, fatta di silenzi e pensieri con cui tornare a se stesso. Cominciando da dove ogni vita ha principio: infantile adolescenza. Quel periodo di promettenti sogni, memorabili esperimenti d’esistenza, imperscrutabili fantasie segrete.

Quel mobile universo d'apprendistato che ci misura a ogni passo: “La struttura sociale del nostro mondo estivo era rigida e difficile da scalare come uno ziggurat”.

T utto accade ai Cedri, in quella casa di villeggiatura, nell’estate in cui arrivarono i Grace. Ed è con la grazia di una carezzevole onda sulla sabbia che facciamo la conoscenza di Charles Grace, sua moglie Connie, la figlia Chloe, il suo gemello muto Myles e la governante non troppo amata dai ragazzi, Rose Vavasour. La casa dei Grace è per Max il rifugio dalla sua vita famigliare, apaticamente agitata da una ridda di sentimenti sfilacciati.

Tutto accade ai Cedri, in quella casa di villeggiatura, nell’estate in cui arrivarono i Grace. Ed è con la grazia di una carezzevole onda sulla sabbia che facciamo la conoscenza di Charles Grace, sua moglie Connie, la figlia Chloe, il suo gemello muto Myles e la governante non troppo amata dai ragazzi, Rose Vavasour. La casa dei Grace è per Max il rifugio dalla sua vita famigliare, apaticamente agitata da una ridda di sentimenti sfilacciati.

Scivoliamo così da un tempo all’altro, continuamente e – con il progredire della narrazione – quasi senza più accorgercene, come se anche noi condividessimo l’esperienza di tre vite parallele provata da Max. E viviamo la lettura assaporando l’atmosfera di ondivaga sospensione, come se ci perdessimo in un indistinto grigio azzurrato che ci faccia sentire la vaporosa inafferrabilità delle cose provata in una Gita al faro di Woolfiana memoria.

 

“Mi venne quasi un senso di panico mentre la realtà, la compiaciuta e crassa realtà, s’impossessava dei dettagli che credevo di ricordare e scuotendoli li adeguava alla propria forma. Qualcosa di prezioso si stava dissolvendo e mi scorreva via tra le dita.”

Lo scrittore irlandese John Banville (Wexford, 8 dicembre 1945)

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La copertina originale del romanzo


 

N ell’oscillante moto ondoso dei tempi che si confondono, è quello della morte di Anna a fare da ponte sospeso tra due dimensioni, che pure non possono mai toccarsi: il gioco e la solitudine. Così, proprio per allievare il peso di ciò che è perduto, Max torna lì, ai Cedri, in quell’estate coi Grace durante la quale aveva assaporato il virginale appetito per le forme mature della signora Connie e i turbamenti accennati di un adolescente che sta varcando il confine dell’infanzia.

Quel territorio dal quale esce proprio grazie alla figlia della signora Connie, grazie a Chloe. “Fu proprio lei, ne sono convinto, a far scaturire in me l’autocoscienza. Prima c’era un’unica cosa e io ne facevo parte, adesso c’ero io e poi c’era tutto quello che non era me. Ma anche qui c’è una torsione, un nodo di complessità. Separandomi dal mondo e rendendomi cosciente della mia nuova condizione, Chloe mi espulse da quel senso dell’immanenza di tutte le cose, tutte quelle che avevano incluso me, in cui avevo dimorato fino ad allora, in un’ignoranza più o meno beata. Se prima avevo una casa, ora mi trovavo all’aperto, in mezzo alla radura, e non c’erano ripari in vista. Non sapevo che non sarei mai più rientrato da quella porta sempre più stretta”.

Chloe principio generatore del cambiamento per Max, forza di attrazione imprevedibile che ne modifica i connotati dell’animo, ma nel momento voluttuoso di mani che si sfiorano e labbra che si toccano svanisce. Svanisce per sempre, svanisce insieme a Myles nel rigurgito delle onde del mare. Insieme ai segreti celati. Tutto svanisce nella morte, in entrambi i presenti passati di Max: niente più Chloe, niente più Anna. E mentre si allontana dal suo reale presente ai Cedri, la vita si richiude su se stessa, come un’onda che si avviluppa in un cilindro d’acqua pronto a dissolversi. Come la storia della fragilità umana racchiusa entro il conciso perimetro di una frase: “Cosa sono gli esseri viventi, in confronto alla tenace intensità dei meri oggetti?”.