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Sopravvissuto – The Martian

Revenant – Redivivo
15 novembre 2016
Hateful Eight, The
23 novembre 2016
 

La spettacolare bellezza dell’ingegno umano


L a conoscenza ci salverà. Quella che ci ha condotto lassù, nel cielo libero dalla gravità che ci ancora alla nostra cara Terra. La conoscenza che nasce dall’educazione alla curiosità, a capire che cosa fare per risolvere i problemi che ogni giorno da millenni si pongono davanti al nostro sguardo. Fra i deserti marziani – la scenografia della Giordania li restituisce con formidabile bellezza – è la conoscenza che fa sopravvivere Mark Watney (Matt Damon), abbandonato dall’equipaggio della missione Ares III perché creduto morto in seguito a un incidente.

Sopravvissuto all’improvvisa tempesta di sabbia, Watney/Damon rimane solo all’interno dell’unità abitativa Hab, solo a 225 milioni di chilometri da casa, senza possibilità di comunicare con la Nasa, con riserve di cibo limitate. Capisce che la cosa più vicina a lui è la morte. Ma non l’accetta, e diventa simbolo distante di un’umanità che non si arrende mai, di un homo faber che lotta per sopravvivere, che usa gli strumenti a sua disposizione per restare aggrappato alla vita.

 

Dimentico delle mirabolanti teorie di Prometheus, Ridley Scott diventa l’abile regista della storia sceneggiata da Drew Goddard e basata sulle perfette architetture di Andy Weir: e quella che ne risulta è un’opera sci-fi che fa perno sulla scienza – prezioso il supporto tecnico fornito dalla Nasa – come cardine di ogni azione umana. È così che guardando noi impariamo: impariamo a sfruttare le conoscenze acquisite (Watney è un botanico) per creare acqua riscaldando un combustibile (idrazina) e così riuscire a dare vita a una coltivazione di patate fertilizzate con le feci proprie e dei suoi compagni; quindi l’uso sapiente dei pannelli solari per convogliare quanta più energia da dare al Rover per la sua idea di raggiungere il cratere Schiaparelli (sede di atterraggio della prossima missione Ares IV); e lo sfruttamento dell’alfabeto esadecimale per stabilire una prima comunicazione con la Terra tramite la sonda Pathfinder che venne lanciata nel 1996 e della quale si erano persi i contatti.

Ridley Scott ritorna alla fantascienza con un un’opera che mette in primo piano la spettacolare bellezza dell’ingegno umano e ne fa la miglior lente per rendere possibile il reale.

 

Insomma, è un viaggio di due ore e mezza nelle pieghe dell’ingegno umano, attraverso idee, fallimenti, ostacoli e nuove soluzioni. Come quella di un funambolico salvataggio che può arrivare d’improvviso dalla mente di un Rich Purnell (Donald Glover) qualunque, trovare opposizione nel direttore della Nasa Teddy Sanders (Jeff Daniels) ma fare breccia attraverso il direttore di volo di Ares III Mitch Henderson (Sean Bean) e permettere all’equipaggio di Hermes guidato dal comandante Melissa Lewis (Jessica Chastain) di prendere la decisione: rimanere nello spazio altri 533 giorni e tornare a prendere Mark Watney su Marte.

Ecco che al metodo e alla logica si unisce il cuore degli uomini, di un’umanità che si stringe tutta attorno all’astronauta che ne è l’epitome spaziale (emblematica la segreta collaborazione tra Nasa e Ncsa cinese), di un ex-soldato-Ryan-ora-Mark-Watney da salvare, ingegnoso uomo a metà tra l’agricoltore-colonizzatore e un McGyver provetto dotato di quel sano umorismo che fa rima con ottimismo (verso il futuro) e si rispecchia nella levità di una colonna sonora già salvifica di per sé tra hit di disco music e la perfetta Starman di David Bowie.

 

E mentre a bordo del Mav di Ares IV Mark Watney lascia l’ostilità rossa di Marte, ci sentiamo tutti un po’ astronauti e tutti più uomini. Consapevoli che ogni nuovo passo proviene dal nostro ingegno, dalla capacità di vedere, immaginare, fare. E così salvare i nostri sogni.


Titolo originale: The Martian.
Anno: 2016.
Regia: Ridley Scott.
Sceneggiatura: Drew Goddard.
Musiche: Hary Gregson-Williams.
Fotografia: Dariusz Wolski.
Montaggio: Pietro Scalia.