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CAROLINE VERMALLE / Due biglietti per la felicità

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I sogni ricomposti in un cinema francese


B asta una vecchia sala cinematografica di provincia per avvolgerci con un sipario a mo’ di coperta. Ci bastano le immagini di un proiettore sgangherato, uno di quelli che chiunque sia nato entro la penultima decade del XX secolo ha sentito girare con la perfezione della meccanica e la lentezza di un tempo scandito dal cambio di rulli graziealle sapienti mani di un macchinista.

Sì, perché il cinema Le Paradis – senza voler tirare in ballo il Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, come ci dice l’autrice Caroline Vermalle –, quella sala è il baluginante centro di un puzzle che va componendosi sulla sabbiosa sponda atlantica di Villerude-sur-Mer; lì dove il giovane Antoine Bédouin cerca fino alla disperazione di far combaciare i pezzi della sua vita senza direzioni con l’improvvisa comparsa di un sogno mai dimenticato dalle fattezze minute della violoncellista Rose.

I l sogno di un amore stropicciato, di due parole scritte su un pezzetto di carta vent’anni prima, quando le estati di Antoine e Rose si legarono con l’inossidabile potenza dei giochi da undicenni e di pensieri d’amore che sanno del piacere dell’infinito ma che di questo posseggono la doppiezza del sublime: che può inebriare o annichilire.

È la storia di due strade che si ricongiungono nel fascio di luce di film in bianco e nero che ogni domenica illuminano l’inverno di Villerude. Di titoli cinematografici che ritornano costantemente come sicuri appigli nel testo di Caroline Vermalle, sino ad agganciare il nome del fedele cane Nobody al famoso Il mio nome è nessuno, datogli dal padrone Camille. Camille il consigliere, che nella stanza del proiettore aziona la pellicola. Camille in carne e ossa anche quando è soltanto un fantasma. Ed è come se il suo agire fosse il lume con cui Antoine può percorrere la strada buia che ha dinanzi.

La luce del cinema che racconta storie, la luce che fa luce nelle vite di Villerude. Fra le strade e nelle case, portando in scena i mondi sommersi dell’antiquaria (e compagna di Antoine) Lalie, del vecchio Sylvestre Varant proprietario dell’azienda ittica Frais Poisson e di quel cinema fuori dal tempo che ha nel 1° marzo la sua data di scadenza irrevocabile.

 

“Ora quella possibilità era concreta. Era reale. E la verità delle parole di Lalie si insinuò nel mondo segreto di Antoine, là dove a nessuno era permesso entrare”.

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La scrittrice francese Caroline Vermalle (Piccardia, 1973)

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La copertina originale del romanzo


 

C osì, lungo la scansione grafica dei giorni che passano, siamo lì a muoverci anche noi fra la neve di gennaio e febbraio in quell’angolino di provincia francese. Siamo lì per cercare di capire se la musica divisa di due singolari che vorrebbero essere plurale troverà la sua armonia, giacché come dice fra sé e sé la bella Rose: “Sono i suoni che vibrano nell’anima degli esseri umani, in tutte le loro misteriose sfaccettature, nella luce assopita dentro di loro che nascondono per essere come gli altri”.

Caroline Vermalle ci conduce fra desideri inespressi che hanno il contorno delle tessere di un puzzle, di un quadro d’insieme che va cercando gli abbracci perfetti di ogni singolo pezzo prima che delle ruspe lo disintegrino irrimediabilmente. Perché quel vecchio cinema sperduto non sia soltanto il residuo di un’estate lontana e dimenticata, ma il segno di un presente che può convivere insieme alle bacheche di Facebook. Come accade per il più intramontabile dei gesti: due biglietti d’ingresso strappati per il film che deve iniziare.