parallax background

Il triste spettacolo delle mascherine romane

Ci vorrebbero più Carlo Azeglio Ciampi
17 settembre 2016
La lettura secondo Keating
14 ottobre 2016
 

O rmai sappiamo tutti quello che è accaduto ieri: il sindaco Virginia Raggi doveva incontrare Giovanni Malagò (Presidente del Coni) e Luca Pancalli (Presidente del Comitato paralimpico) per discutere della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Un incontro che non è mai avvenuto, giacché la rappresentante del Campidoglio è arrivata in ritardo (Malagò e Pancalli l’hanno attesa 35 minuti prima di andarsene) e si è giustificata dicendo “ho avuto un contrattempo” (salvo essere sbugiardata dal Corriere dello Sport che l’ha colta in fallo mentre pranzava con un suo assessore in un ristorante proprio davanti alla sede del giornale).

La condotta tenuta ieri da Raggi è un impasto di maleducazione e menzogna con finale aggiunta di obbedienza-al-capo-dietro-le-quinte: vale a dire l’annuncio del fermo ‘No’ alla candidatura per Roma 2024, dettato dalle esigenze del Movimento (piuttosto che della Città). Una scelta miope, peraltro opposta a quanto affermato dalla stessa Raggi al momento della sua elezione: ossia che avrebbe lasciato decidere i cittadini romani tramite un referendum; e una scelta esattamente contraria a quanto affermato lo scorso giugno da Luigi Di Maio: ossia che qualora il M5S avesse vinto le elezioni, avrebbe certamente sostenuto la candidatura di Roma.


 

U n movimento che dice di muoversi per il bene di Roma ma che in 100 giorni di governo ha saputo mettersi in mostra per una feroce lotta intestina e decisioni di palese incoerenza, come quest’ultima. Perché guardare sempre al lato negativo delle cose, incapaci di cogliere la sfida dell’Olimpiade come la più grande occasione per fare di Roma una metropoli all’avanguardia e funzionante, come da decenni lo sono Parigi, Berlino, Barcellona?

Il ‘No’ pronunciato ieri da Raggi & Co. è una ghigliottina alle aspirazioni di una capitale ancora una volta prigioniera della mediocrità politica, come avviene con i tanti ‘No’ pronunciati a raffica dai medesimi attori sugli scranni del Parlamento italiano. La prova del nove nella capitale d’Italia ha chiaramente confermato tutti i limiti di chi non sa dare soluzioni ai problemi e non sa ingegnarsi nel trovare alternative (è sempre molto facile - e anche politicamente più redditizio, ma solo nel breve periodo - pronunciare un ‘No’, piuttosto che progettare con intelligenza e intraprendenza il futuro).


 

I eri il sindaco di Roma ha così fatto un cattivo servizio al movimento pentastellato cui appartiene, l’ha messo in vetrina davanti agli occhi del mondo per quel che è: un (cattivo) attore che va in scena convinto d’essere il migliore di tutti. Un attore che incede a mento alto in cerca dell’applauso del proprio pubblico, senza capire che il pubblico (pagante) è quello dell’intero teatro. Quello che fra otto anni le Olimpiadi le potrà vedere soltanto alla tv.