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Ci vorrebbero più Carlo Azeglio Ciampi

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C ome papa Giovanni Paolo II è stato il mio Papa, così di Carlo Azeglio Ciampi (morto oggi a 95 anni) posso dire sia stato il mio Presidente. Quello che ho sentito più di tutti come primo riferimento nell’esercizio della democrazia, ossia nel confronto civile come base imprescindibile del vivere comune.

Un presidente dal nome altisonante ma dai modi garbati. Un uomo che nel suo settennato (1999-2006) fu faro equilibratore del nostro Paese in transizione verso un europeismo forte, che dovrebbe essere il nostro baricentro istituzionale ma ancora fatichiamo a capire.

 

Un uomo che amava profondamente l’Italia e seppe trasmettere questo suo senso di appartenenza al tricolore, ravvivando i festeggiamenti del 2 giugno per la Festa della Repubblica, che una scapestrata legge del 1976 aveva cancellato in ossequio a un bizzarro ‘senso del risparmio’.

Un politico che ha sempre lavorato con dedizione anche da Ministro e Presidente del consiglio, facendo della morigeratezza il principio di un modo d‘agire che ha trovato nei suoi successori (Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella) un segno di continuità necessario perché l’Italia non sia soffocata dai tanti troppi urlatori sproloquianti che ne avvelenano l’attuale agire politico e civile. Avremmo davvero bisogno di tanti Carlo Azeglio Ciampi.