parallax background

ORIANA FALLACI / Penelope alla guerra

Men in Black 3
15 agosto 2016
Caso Spotlight, Il
27 settembre 2016

L’amorevole illusione dell’altrove


Q uanta fermezza, ribellione e forza d’animo c’è della giornalista Oriana Fallaci nelle pieghe di Giò, nello spigoloso carattere della protagonista di questo suo romanzo d’esordio: Penelope alla guerra. È come se le due figure si sovrapponessero in maniera necessaria quanto la forza di gravitazione universale stabilizza la Terra con il suo satellite lunare.

Sì, forse Oriana Fallaci è proprio come una piccola luna che veglia nell’angolino del cielo notturno sul suo doppio letterario, al quale ha dato nome Giovanna. Che sia un cielo italiano oppure americano non importa, giacché è nell’atmosfera di questi due universi nazionali che si compie la storia di una giovane italiana per la prima volta esposta alla bellezza conturbante della novità, lanciata senza freni in una travolgente scoperta di tutto quel che non sa del Nuovo Mondo.

L a storia di un antinomia che sta raggomitolata già nel titolo, con Penelope che è stufa d’attendere Ulisse, che si ribella alla sua situazione, al suo ruolo di donna costretta all’attesa e decide di diventare Ulisse. Proiettata verso la brillantezza misteriosa dello sconosciuto, verso quella Terra Promessa fatta di cemento e metallo, una terra della quale Giò/Oriana dice “pur in questa assenza di grazia, ha un sapor di magia”. Così la ritroviamo là, sceneggiatrice mandata dal suo produttore negli U.S.A. per un periodo/premio durante il quale cercare ispirazione per una nuova storia. Ed eccola muoversi religiosamente fra le solenni banche, fra le svettanti cattedrali di vetro, fra i sacerdoti impettiti della Borsa.

Al suo sguardo ogni luogo acquista una bellezza fuori del comune, perché il suo è lo sguardo dell’innamorata, quello che sfoca i contorni di tutto il resto; ed entro il suo campo visivo fa balenare anche i fantasmi di un passato nel quale i morti sono più vivi dei vivi. Un passato che si chiama Richard, soldato che per alcuni giorni la famiglia di Giò ospitò durante la 2° Guerra mondiale.

La sagoma di Richard che aderisce alla perfezione al sogno a stelle e strisce di Giò, lasciando che Francesco e l’Italia diventino soltanto un vecchio palinsesto da ricoprire con una moderna decalcomania. Due mondi si contrappongono: il valore delle cose e il prezzo delle idee. Sostrato di un ragionamento che rimane sotterraneo come le frasi di Francesco, un tremore appena percepibile ma di cui sai che prima o poi sentirai la vibrante presenza.

 

“Era come viaggiare, anziché dentro il tempo e lo spazio, dentro un ricordo ignaro di tempo e di spazio. Riprese a pensare: che strano, anche allora stava per incominciare l'autunno, erano passati quattordici anni precisi, la vita dev’essere fatta di nodi durante i quali accade tutto ciò che è mancato nei periodi di noia”

Una giovane Oriana Fallaci

La copertina di una riedizione di Penelope alla guerra ad opera del Corriere della Sera


 

N ella NY-mondo che sussume tutti i mondi, girovaghiamo con Giò (all’orecchio americano nome mascolino), scoprendo situazioni e personaggi che la penna di Oriana Fallaci sanno restituire con fulminanti descrizioni, con quella capacità da cronista che sa riassumere in poche frasi gli uomini. Uomini come Gomez, che vuole trasformarla istantaneamente in americana al ritmo martellante di una voce che riflette lo spirito di un luogo dove “è più importante far sapere agli altri che si esiste piuttosto che esistere”. E donne come Martine, che vivono nell’esuberante frivolezza di relazioni estemporanee dal sapore di trucco per celare segreti dolori. E uomini come Bill, che sfoggiano l’inscalfibile sicurezza di demiurghi padroni del proprio destino. E ancora donne come Florence, che rinchiudono i figli nel più inespugnabile arrocco.

Ci aggiriamo con Giò dentro un mondo che forse è più fragile della temerarietà che ostenta, che comincia a creparsi allorché si manifesta la disillusione di Richard per New York, riflesso della sua disillusione per una vita dalla quale non riesce a fuggire: maledizione che condanna chi ha paura di vivere.

Niente è come appare. E diventa una frase-verità quella di Giò/Oriana: “La vita dev’essere fatta di nodi durante i quali accade tutto ciò che è mancato nei periodi di noia”. E rannicchiandosi a pensare è come se i contorni della città si sfaldassero e tutto diventasse immagine indistinta alla vista di un miope.