parallax background

Quando la provocazione satirica oltraggia la libertà

Pensare, poi parlare: il semplice algoritmo del ragionare
3 settembre 2016
Dieci anni senza Oriana
15 settembre 2016
 

S iamo onesti: in quanti nel gennaio 2015 conoscevano il giornale satirico Charlie Hebdo? E quanti dopo la barbarie dell'attacco terroristico nel quale morirono dieci persone (della redazione e non) si lanciarono lancia in resta contro la difesa della libertà d’opinione?

Allora, a caldo, nessuno si schierò contro l’esercizio di un lavoro giornalistico volutamente provocatorio e sopra le righe. E fu il politicamente corretto a uniformare il coro delle voci attorno alla presunta difesa della libertà d'opinione a spada tratta; sennonché qualche giorno dopo la strage, qualche voce fuori dal coro cominciò a sollevare la questione della legittimità di quelle vignette, la liceità di disegni che superavano un ordine di decenza con il solo obiettivo di provocare.

 

 

L a medesima pratica di satira denigratoria e offensiva che nei giorni scorsi proprio Charlie Hebdo ha rimesso in pista, schernendo con volgari vignette il dramma vissuto dai nostri compaesani di Lazio, Umbria e Marche dopo il terremoto che ha distrutto i paesi di Amatrice, Accumuli e Arquata.

Siamo davvero sicuri che questo presunto diritto alla satira non abbia passato il segno, divenendo una mera esibizione di battutacce da bar che non si preoccupano di chi vanno a ledere né tanto meno dei modi in cui lo fanno?

Siamo davvero sicuri che quella satira nata in seno alla civiltà greca non si sia degradata a bruto megafono dei più bassi istinti? Sicuri che quell'arma satirica che fonda la propria esistenza sul senso di dissacrazione, sull’ironia spinta, sul sarcasmo non sia degenerata in arrogante e vanesio sproloquio da parte dei suoi autori? Sicuri, nel tempo dei tutti-che-dicono-tutto e del dileggio autorizzato dal rumore della rete, di aver bisogno di realtà satiriche alla Charlie Hebdo per indignarci o riflettere su fatti che meriterebbero invece letture approfondite e analisi ponderate?

 

 

I n Italia il diritto alla satira è protetto dall'articolo 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione / La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” ecc.) e allo stesso modo è tutelato negli altri Paesi europei.

Ma davvero questo sconcio modo alla Charlie Hebdo di esercitare una libertà di parola può definirsi giornalismo? L’arguzia non ha bisogno di bulldozer di grafite, di pastelli che esibiscono muscoli dopati. Le basta la grazia di un pensiero forte e ragionato, non l’ingombrante peso di una mastodontica armatura. Le bastano paramenti leggeri, che sottendano quel doppio senso capace di stuzzicare e irridere con garbo. Allora, forse, Charlie Hebdo è una sorta di specchio per un tempo che ha scordato la levità facendosi al contrario travolgere dal buzzurro schiamazzo. E così ha abdicato a un modo intelligente di fare satira, ossia di evidenziare i difetti altrui sotto la lente del riso. Ha dimenticato che ridere di qualcuno non equivale a svilirlo e che la libertà d'opinione esercitata in modo assolutistico è la forma più aberrante di lesione della libertà.