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La mafia che distrugge Schwazer

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O ggi è il giorno della 20 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Rio. Il giorno che avrebbe quasi certamente consegnato all’atletica italiana una medaglia come poche, brillante della fatica di un uomo che quattro anni fa cadde pesantemente, ma seppe rialzarsi, allenarsi ai margini di tutto e di tutti, tornare ed essere ancora il migliore. Oggi sarebbe stato il giorno di Alex Schwazer.

Ma un atroce condizionale cancella ogni cosa, perché oggi lungo il percorso brasiliano non vedremo la pettorina azzurra con il nome del nostro marciatore, il nome del marciatore che ad oggi è probabilmente il più forte del mondo. Non lo vedremo gareggiare insieme agli altri, ai migliori del pianeta, fianco a fianco anche a quelli che in questi anni lo hanno avversato, dileggiato, insultato. Alex Schwazer non ci sarà.


 

A vvilito, mortificato, distrutto. Specie dalla faciloneria di giudizi espressi anche all’interno della sua stessa Nazionale e ora ribaditi da personaggi (pubblici) come Gianmarco Tamberi, capace di attaccare chi come Alex Schwazer un tempo sbagliò, pagò ma che adesso si vede esigere interessi che superano di gran lunga l’infamia degli usurai. Una ridda di giudizi trincianti e populisti che a questo si aggiungono con l’istantaneo conato dell’insulto, senza condurre riflessioni lente e metodiche. Insomma, il riflesso (fulmineo) dei nostri tempi da digitatori impenitenti.

Un marcio che straborda dalle piazze (reali e virtuali) così come il marcio che inzuppa le istituzioni sportive coinvolte nel caso del marciatore altoatesino. Un docufilm realizzato da Attilio Bolzoni e Massimo Cappello per Repubblica ricostruisce puntualmente i fatti dell’intera vicenda, rendendo pubbliche le intercettazioni telefoniche che tentano di pilotare gare internazionali di atletica e che cercano in tutti i modi di destituire Alex Schwazer.


 

Un atleta che avrebbe potuto essere il vanto dell’Italia olimpica, ma che il Tas ha squalificato per 8 (otto!) anni. A suo tempo lo dissi che questa era una congiura contro un atleta. La più bieca e spudorata delle manovre messa in opera con la complicità di tutti quegli attori (Iaaf, Wada, Cio, Tas) che dovrebbero garantire l’applicazione cristallina dei regolamenti e non architettare piani di premeditazione per far fuori gli atleti.

Purtroppo si tratta di una caccia alle streghe in perfetto stile maccartista, così come avvenne con Marco Pantani. Con l'aggravante che contro il Panta non c’era nemmeno una precedente accusa provata di doping. Ma quando il potere ha deciso, tutto il resto è soltanto un vile teatrino che finge di lasciare una via di salvezza per l’imputato-marionetta. Lo stampo mafioso di un potere che vuole controllare le cose come meglio gli aggrada (qui il bel pezzo di Gianluca Ferraris su Panorama). Un potere che avvelena lo sport. Un potere che annichilisce la vita. E che stavolta ha avviluppato nella sua rete un fuoriclasse assoluto come Alex Schwazer.