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Tomorrowland – Il mondo di domani

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Verso un futuro di svettanti possibilità


A lzi la mano chi, pensando al futuro, non abbia mai immaginato morbide architetture perlacee, svettanti torri di vetro, metropolitane lievitanti, automobili che sfrecciano nei cieli, visori, quotidiani digitali che si sfogliano, zainetti propulsivi per compiere evoluzioni aeree, tute antiurto che rimbalzano, robot che creano piattaforme all’istante, livelli metropolitani collegati da vasche d’acqua sospese, alberi e giardini che fanno rilucere ogni cosa. Un sogno? Non se ci troviamo catapultati nel Tomorrowland immaginato da Damon Lindelof (Lost) e diretto da Brad Bird (Ratatouille).

È il futuro che la graziosa Athena (Raffey Cassidy) mostra al piccolo Frank Walker (Thomas Robinson) all’Expo del 1964 a Flushing Meadows, celato oltre il mistero di una piccola spilla con la “T”. Magicamente nascosto oltre quel piccolo oggetto/portale che la giovane Casey Newton (Britt Robertson) scopre al tempo dei nostri giorni.

 

Un futuro nel quale entriamo come in un grosso Luna Park (non a caso la produzione è Disney). Ma un futuro di allettanti promesse dal quale Frank Miller è stato un giorno escluso, crescendo e monitorando quel futuro divenuto un grigio presente fatto di problemi di sopravvivenza per l’intero pianeta. Un Frank adulto (George Clooney) che insieme a Casey s’avventura in una missione ideata dalla speranzosa Athena per salvare quel futuro.

Eppure l’estasi per l’ingegneristica umana armonia di quel mondo è l’unica isola di certezza all’interno del groviglio narrativo nel quale rimaniamo impigliati, che pure sa stupirci continuamente: con la panoplia ipertecnologica che difende Frank e Casey dall’attacco dei robot; con la Torre Eiffel che si trasforma in una rampa di lancio per un razzo temporale; con un marchingegno che mostra a Casey il destino del suo mondo, pronto a collassare entro 58 giorni.

Ci voleva l’abilità narrativa della coppia Lindelof/Bird per concepire un’opera che esibisce nel suo tortuoso intreccio una magnificente architettura futuribile e il rovescio distopico della medaglia fatto di egoismo tecnologico.

 

Confusi e storditi ci ritroviamo a capire un po’ alla volta le intenzioni della coppia Bird/Lindelof e di un trio di protagonisti che si trova a fronteggiare il progetto dell’ingegnere David Nix (Hugh Laurie) di mantenere segreto quel futuristico mondo che potrebbe salvare la Terra dallo sfacelo di imminenti catastrofi. Ma l’androide reclutatore Athena ha trovato la connessione giusta (Casey) perché Frank Miller creda di nuovo nella speranza di un mondo migliore.

Così, in uno scontro finale che annienta i deviati residui di quell’universo di possibilità, ecco il sacrificio di Athena perché tutto si resetti. Perché quelle celate architetture si svelino come la più perfetta arma di redenzione futura nelle mani dell’uomo: i sogni. Ed ecco un esercito di nuovi piccoli reclutatori attraversare varchi temporali per risvegliare i tanti sognatori che ancora popolano la Terra.

 

Non tutto riusciamo ad afferrare a una prima visione, ma forse la magia della storia è volutamente offuscata dalla magnificenza scenografica e dallo stupore di tanti inconsapevoli sognatori che stringendo ciascuno fra le dita un piccolo pin a forma di T possono dare nuovo corpo e nuovo corso al domani.


Titolo originale: Tomorrowland.
Anno: 2015.
Regia: Brad Bird.
Sceneggiatura: Damon Lindelof, Brad Bird.
Musiche: Michael Giacchino.
Fotografia: Claudio Miranda.
Montaggio: Walter Murch, Craig Wood.