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Nel Torrazzo sta la forza della piccola Cremona

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A volte basta poco per raccontare un luogo: turòon, Turàs, tetàs (torrone, Torrazzo, tettone: quest’ultima più signorilmente sostituita nel tempo da Tugnàs, con riferimento ai natali cremonesi del grande Ugo Tognazzi). E a volte basta poco per fare del buon turismo, pur in una città piccola ma ricca di storia come Cremona. Una città pacificamente sdraiata sul limite nord del fiume Po, distesa attorno a una triade che fa del mattone rosso il suo segno distintivo: Torrazzo, cattedrale, battistero. Tre emblemi che cingono da un lato la piazza del Comune, proprio dirimpetto al palazzo municipale.

Ed è il Torrazzo a fare da trait d’union fra detti popolari e storia, collante architettonico fra parole e gesti che hanno costruito nel tempo l’identità di Cremona. Una torre le cui prime pietre pare siano state posate nel secolo VIII, prima che vari interventi la elevassero entro il XIV secolo sino a quei 112 metri d’altezza che ne fanno il secondo campanile più alto d’Italia (a superarlo soltanto quello di Mortegliano in provincia di Udine).

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C osì, nella patria di Antonio Stradivari, nella città dove ad ogni angolo spuntano botteghe di liutai e nella quale il Museo del Violino è catalizzatore di altri flussi turistici - insieme alla costellazione di eventi musicali che lì vi nascono -, è proprio quella rossa torre medievale a rimanere scolpita nella mente del visitatore che per la prima volta giunge a Cremona. Simbolo svettante che dal 1583 porta incastonato nel suo cuore di pietra anche quello che (a meno di smentite) pare sia l’orologio astronomico più grande del mondo.

Vale davvero la pena salire sul Torrazzo (5 euro il biglietto d’ingresso, 6 euro in abbinamento al suggestivo Battistero), scalandone i 502 gradini fino a quel vertice che può regalare una vertiginosa vista sulla città e un ampio sguardo sull’ubertosa pianura padana circostante. Una salita lungo la quale - dal 2013 - si può anche sostare in una sala multimediale ben concepita (proprio sotto il locale dove si trovano i meccanismi dell’orologio), con spiegazioni storiche affisse alle pareti e un filmato di 12 minuti mandato in loop, nel quale il professor Alessandro Maianti (temperatore dell’orologio) spiega il funzionamento proprio della complessa macchina del tempo congegnata nel 1583 da Francesco e Giovan Battista Divizioli.

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Ogni anno sono circa 15mila le visite per il solo Torrazzo, moderno propulsore turistico e campanile per vocazione come tante altre ‘preghiere di pietra’ che si innalzano entro il perimetro cittadino, punteggiato da chiese che costituiscono un ulteriore percorso per leggere Cremona. Per attraversare una città già casa della musica con Stradivari & co., casa del tempo con il suo prezioso orologio e casa del dolce con quel suo prelibato torrone, che nemmeno a farlo apposta si narra sia stato concepito per il banchetto nuziale di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti (1441) e una forma che rendesse omaggio proprio al Torrazzo.

Una torre che è fulcro: artistico, religioso, turistico, popolare, “culinario”. D’altra parte, basta poco alla piccola Cremona per farsi appetibile: turòon, Turàs, tetàs. Tre parole a racchiudere in sintesi le capacità artigiane, lo spirito incrollabile, la floridità del territorio. Una ricetta che certamente piaceva anche a lui, al Tugnàs.