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A llora è come dice Milan Kundera nel suo Lentezza: “Il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”. Ma come si può dimenticare il nostro passato prossimo fatto di regimi, costrizioni, uomini-oggetto, fame, oppressione, muri. Come si può accelerare il passo per non pensare alle orribilità che hanno segnato il Novecento. Come si possono dimenticare gli sforzi che pochi tenaci uomini fecero per tratteggiare l’anima dell’Europa.


 

Q uello che in questi giorni sta accadendo in Bulgaria, Macedonia, Austria (e in altri Paesi forse diventati europei senza essere riusciti a farsi prima Stati coesi) è un vilipendio alla civiltà europea. A quell’idea che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni fecero crescere con il Manifesto di Ventotene. Là, in quell’isola dove vennero confinati dopo aver scontato anni e anni nelle patrie galere fasciste. Là dove quegli uomini accesero la fiammella dell’Unione Europea.

Quest’idea di una federazione di Stati che nacque per tenere insieme i popoli e che oggi (troppo) spesso fatichiamo a comprendere e della quale ci dimentichiamo. Perdiamo la memoria della sua genesi in questo presente europeo che ci lascia senza risposte e impauriti.

Ma quella vogliamo vedere è un’Europa senza muri che oscurino i nostri orizzonti sugli altri e li trasformino in stranieri. Non vogliamo barriere ma confini che ci delineino nelle nostre differenze e ci improntino al dialogo, condividendo quei valori comuni (arte, cultura, diritti) che ci uniscono e ci fanno sentire europei.


 

C ome sottolinea Frans Timmermans (primo vicepresidente della Commissione europea): “Libertà, eguaglianza e fratellanza, i tre valori europei che nel 1875 Victor Hugo identificò come i tre passaggi verso lo stato più alto della civiltà. Tre valori oggi messi in questione, all’interno dei nostri Paesi e nell’unione fra i nostri Paesi. La libertà è un diritto, l’uguaglianza un fatto ma la fratellanza, la solidarietà come la chiamava Hugo, un obbligo dal cui rispetto dipende il valore della nostra libertà e la nostra eguaglianza. La fratellanza non è altruismo. È il sapere di vivere in una comunità dove se io aiuto l’altro, allora l’altro aiuterà me nel momento del bisogno. Questo senso di fratellanza va recuperato, a partire dal centro delle nostre società verso l’esterno”.

Come accade a Lesbo e Lampedusa, epitomi di Grecia e Italia nel ricordarci come la solidarietà sia la base di ogni comunità. Nel ricordarci che il salto nel buio dell’oblio può sgretolare l’Europa e cancellare ogni buona azione fatta per costruire la civiltà europea.