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Moulin Rouge!

Operazione Valchiria
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AUSTIN WRIGHT / Tony & Susan
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Nel groviglio caleidoscopico dell’amore


C i basta quel teatrale principio per capire che ci stiamo avventurando nel luogo più incredibile di tutti, rivestito dai più imprevedibili e colorati ritagli di piacere. A dispetto del titolo, non è il fatidico Moulin Rouge né la bohémien Parigi a cavallo del nuovo Novecento. È la nostra immaginazione. L’immaginazione di chi sa amare.

Ecco dove ci porta la sfolgorante regia di Baz Luhrmann, creando attorno all’aspirante scrittore Christian (Ewan McGregor) un musical immaginifico capace di trascinarci in un gorgo di motivi che slittano da Christina Aguilera ai Nirvana al remix più sfrenato, frastornandoci come fossimo caduti in un secchiello di assenzio.

Finché in scena non appare il più splendente diamante del Moulin Rouge: Satine (Nicole Kidman). Ci lasciamo piacevolmente avvolgere dalle scintillanti spire di un luogo che vortica di battute, humour, stravaganze ed equivoci che culminano nella bizzarria d’un edificio-elefante. Storditi finché l’aspirante-scrittore-innamorato non fa volteggiare il suo amore sulle note di Your Song e cattura le vitree pupille di Satine.

 

È tutto come un grande collage che s’espande nella nostra testa fra repentini cambi di macchina, zoom accelerati, impensabili angolazioni espresse dallo sguardo di Baz Luhrmann. Un saltabeccare continuo per una storia d’amore che svolge il più classico dei triangoli: l’aspirante scrittore, la bellissima amata, il cattivo rivale con criniera da Duca (Richard Roxburgh).

Ma un è triangolo dall’ottica doppia, specchiato nel suo alter ego scenografico: quello “Spettacolo spettacolare” messo in piedi dalla banda di Toulouse-Lautrec (John Leguizamo) e sigillato dal patto luciferino che il factotum Harold Zidler (Jim Broadbent) stipula, perché i sogni teatrali si facciano veri: al Duca andranno il Moulin Rouge e le grazie di Satine.

Quello di Baz Luhrmann è un vortice emozionale che sconvolge tutto e tutti all’interno di un musical dal ritmo scintillante come l’immaginazione di chi sa amare.

 

Satine e Christian. E il loro sogno d’amore in grado d’illuminare la parigina volta stellata e di vestirsi da favola in andanti sussurri che cantano “How-wonderful-life-is-now-you-are-in-the-world”. Ma il sogno s’infrange, e nemmeno l’esilarante Like A Virgin che nella Torre gotica Zidler allestisce per distrarre il Duca dal cuore già promesso di Satine, nemmeno quello può mettere al riparo gli amanti dalla rapacità del terzo incomodo.

Quel Duca che vuole, pretende, esige. E mentre attraversiamo la scena immersi nelle gelosie magnetiche del Tango di Roxanne, pensiamo a Satine e con lei sussultiamo allorché difende il suo amore dalle grinfie duchesche. L’amore per Christian, la sua vita minacciata. E siamo con lei quando rinuncia al suo amato per poter salvare l’amore.

 

Così, mentre il destino suona la trionfale acustica di The Show Must Go On, noi sappiamo tante cose: che i fatti non sono come sembrano, che sotto gli artificiosi baffi ricurvi di Zidler si cela un uomo buono, che l’amore non si può spegnere come un interruttore. Ma sappiamo anche che la vita di Satine è segnata come una Violetta che la tisi si porterà via.

Eppure, su quel palco, una cosa sola, nonostante tutto, resisterà: l’amore vero, quello che sfugge al vortice di danzanti citazioni per suonare se stesso, comunque sia (Come What May). Quello di chi sa sperare, perché sperare è già amare. E amare è ricordare. E ricordare è raccontare quella storia che parla d’amore. Per sempre.


Titolo originale: Moulin Rouge!
Anno: 2001.
Regia: Baz Luhrmann.
Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Craig Pierce.
Musiche: Craig Armstrong.
Fotografia: Donald McAlpine.
Montaggio: Jill Bilcock.