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A Beautiful Mind

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Tra le complicate pieghe di una mente speciale


A l genio non servono parole, bastano la fede nei numeri e il ronzio assillante dei propri pensieri. Tutto è già in nuce all’inizio del film di Ron Howard, quando nell’assolato tepore di Princeton conosciamo il giovane John Forbes Nash (Russell Crowe) e la sua ritrosia verso gli altri. “La verità è che non mi piacciono le persone e io non piaccio a loro” dice al suo compagno di stanza Charles Herman (Paul Bettany).

Entriamo così nella vita del matematico John Nash, storia vera raccontata da Sylvia Nasar (Il genio dei numeri) e che ha ispirato la sceneggiatura di Akiva Goldsman. Lo vediamo studente dominato dall’ossessione di distinguersi, impegnato nella solitaria diuturna ricerca dell’idea originale che può concretizzare il suo bisogno di guardare oltre, di emergere, specie nel confronto col compagno/rivale Martin Hansen (Josh Lucas).

 

Imprigionato nelle sue fantasticherie cognitive, sarà l’amico Charles a liberarlo, mostrandogli come le risposte che cerca stiano fuori, stiano nel mondo, là dove si agitano le interazioni fra cose e persone. Ed è nel fervore di una serata al pub che tutto diventa più luminoso: grazie all’imprevedibile miscuglio fra le teorie di Adam Smith sul comportamento competitivo e l’apparizione di una splendida bionda.

John riesce. Scrive la sua teoria delle dinamiche dominanti. Viene assunto al prestigioso Laboratorio Wheeler, presso cui porta con sé i fidati compagni di corso Richard Sol (Adam Goldberg) e Bender (Anthony Rapp). Viene chiamato dal Pentagono per decrittare codici segreti russi riguardanti istruzioni di transito per attraversare il confine americano. John Nash ce l’ha fatta, e anche la traccia dell’amore s’insinua nella sua vita sotto le avvenenti spoglie di un’allieva: Alicia Larde (Jennifer Connolly).

Russell Crowe diventa il matematico John Nash per il regista Ron Howard, che ci porta nell'intricato mondo dei numeri e di una malattia (la schizofrenia) che pare senza via d’uscita.

 

Ma John Nash non è come gli altri, giacché l’amico Charles e la sua nipotina Marcee (Vivien Cardone) non sono mai esistiti. Giacché la sua mente sa vedere l’alfabeto numerico che regola l’esistenza del mondo, ma vede anche cose che si distaccano dalla realtà. È una mente schizofrenica, una mente che trasforma la sua collaborazione col Pentagono in un’ossessionante missione per combattere i russi seguendo le direttive del fantomatico agente William Parcher (Ed Harris). È una mente che può solo essere curata: con dosi di elettroshock e pastiglie ad opera del dottor Rosen (Christopher Plummer), con l’amorevole pazienza di sua moglie Alicia.

Accompagnati dalle avvolgenti musiche di James Horner ci addentriamo nella vicenda umana di John Nash e nel suo prendere consapevolezza della malattia. Nella sua convivenza con quelle allucinazioni che nel corso degli anni lo affiancano ma che lui sceglie di non prendere in considerazione, anche quando uomo di mezz’età torna a Princenton. Lì dove alla guida del dipartimento c’è ora il suo vecchio amico/rivale Martin, lì dove continua a fare quello che ha sempre fatto: pensare il mondo in termini di cifre, cercando di scorgervi architetture e modelli agli altri invisibili.

 

Ed è fra quelle mura che riscopre la bellezza dell’insegnamento, che torna ad essere il geniale e stimato John Nash, che riceve la notizia del conferimento del premio Nobel per l’Economia. Poi, nell’aula gremita di Stoccolma sa sollevarci lievi oltre il reticolo di numeri, schemi e ragionamenti che ne hanno segnato la carriera, pronunciando una delle frasi più semplici e perfette: “È soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica”. Perfetta come la matematica.


Titolo originale: A Beautiful Mind.
Anno: 2001.
Regia: Ron Howard.
Sceneggiatura: Akiva Goldsman, Sylvia Nasar.
Musiche: James Horner.
Fotografia: Roger Deakins.
Montaggio: Daniel P. Hanley, Mike Hill.