parallax background

Lord of War

Duellanti, I
24 settembre 2015
Baby Boom
26 settembre 2015
 

La tragica prospettiva dei proiettili


Q uanto siamo disposti a mentire a noi stessi? Come nascondiamo le colpe di un massacro? Fino a quando possiamo fingere di essere ciechi? Stanno lì queste domande, acquattate nella polvere dei conflitti, mischiate al sangue di gente trucidata nel nome della libertà. In nome di quella libertà per cui sempre dicono di combattere gruppi ribelli, fazioni politiche, regimi autoproclamatisi. Tutti rigorosamente armati.

E sono i proiettili di Yuri Orlov (Nicolas Cage), ucraino di Brighton Beach, a riempire il film di Andrew Niccol sin dalla prima inquadratura, quando ci viene detto che nel mondo ne circolano circa 550 milioni. Poi, è proprio la soggettiva di un proiettile a spararci nel cuore di una storia truce, seguendo però lo scanzonato ritmo di For What It’s Worth. Ed è subito un contrasto quello che lo scrittore/regista Niccol (Gattaca, S1mone) ci mostra come trama di un’opera che immagina scenari inimmaginabili eppure basati su fatti veri.

 

Ci addentriamo così nella vita di Yuri e del fratello Vitaly (Jared Leto), in fuga da una vita senza prospettive nel locale kosher di famiglia e pronti a trasformarsi in mercanti di armi. Vitaly non reggerà, rifugiandosi in un’esistenza sballata dalla quale guarire a colpi di centri di riabilitazione; Yuri invece diventerà ben presto il contrabbandiere di morte più ricercato del mondo (e dai clienti e dai federali), incassando denaro al suono di cartucce svuotate dentro guerre combattute ogni giorno in Africa, in Asia, in Europa.

E sarà marito felice della bellissima modella Ava Fontaine (Bridget Moynahan), padre del piccolo Nicolai, padrone di una casa con vista su Central Park, uomo indistruttibile grazie alla potenza di fuoco delle armi vendute. Soprattutto, uomo consapevole dell’ineludibile presenza del male, capace di non schierarsi politicamente come fa il suo maggiore rivale Simeon Weisz (Ian Holm), ma in grado di trattare con i più spietati e sanguinari leader della Terra come il folle presidente della Liberia, Andre Baptiste Senior (Eamonn Walker).

Andrew Niccol scrive e dirige una storia che non vorremmo ascoltare, quella di un trafficante d’armi col volto di Nicolas Cage e di ciniche manovre che muovono il mondo.

 

Tutto nasconde alla moglie Ava, che pure sa ma mai gli chiede di più. Almeno finché l’evidenza non le si rivela tra le buie pareti di un container: là dove è stipato il catalogo delle carneficine, l’esistenza di Yuri sotto mentite spoglie, i suoi affari lordi di milioni di vite. Allora Ava crederà alla versione dell’agente Jack Valentine (Ethan Hawke), da tempo vanamente in cerca di prove per inchiodare dietro le sbarre Yuri Orlov.

Un uomo che alla fine rimarrà solo, ripudiato dai suoi genitori, abbandonato dalla sua famiglia. E privato di un fratello, uccisogli davanti agli occhi perché incapace di sopportare l’ennesimo carico di munizioni venduto per distribuire morte immediata (la strage in un villaggio della Sierra Leone). Ma il trafficante d’armi Yuri Orlov non cadrà mai, e ce lo dice guardandoci freddamente negli occhi: sopravvissuto perché mai disposto a combattere, specialmente con se stesso. Ecco il segreto di chi (privati e Stati) vende armi, di chi per lavoro mercanteggia vite umane. E perde per sempre la propria anima.

 

Ecco la riflessione di Lord of War, che mischia buoni intenti a semplicistiche cadute narrative, toni leggeri a cupi momenti di violenza; che comunque ci sbatte in faccia la realtà di un male (davvero ineliminabile?) che spesso scansiamo e che innerva uomini (dittatori, guerriglieri) senza alcun più residuo di umanità. Secondo una parabola di cinica crudeltà.


Titolo originale: Lord of War.
Anno: 2005.
Regia: Andrew Niccol.
Sceneggiatura: Andrew Niccol.
Musiche: Antonio Pinto.
Fotografia: Amir Mokri.
Montaggio: Zach Staenberg.