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Violenta giustizia per un domani migliore


N ella polvere del vecchio West la punizione ha una sola irrimediabile forma: quella del nodo scorsoio. A pendere nell’infernale territorio dell’Oklahoma è l’inconfondibile volto di Clint Eastwood nei panni di Jed Cooper, ex vicesceriffo ora mandriano, accusato di aver rubato del bestiame e sommariamente condannato a morte all’ombra di una quercia dalla banda del capitano Wilson (Ed Begley).

Salvato dal tempestivo arrivo dello sceriffo Dave Bliss (Ben Johnson), lo ritroviamo nella carovana di prigionieri in attesa di conoscere se entreranno nel buio attraverso la forca. Lassù, sopra quelle assi di legno che il regista Ted Post ci mostra in carrellata dall’alto, mentre la gabbia di reietti fa ingresso in una cittadina che soltanto la bionda Rachel Warren (Inger Stevens) riesce a strappare alla mesta anonimità del nulla.

 

La versione di Cooper viene confermata e il giudice Fenton (Pat Hingle) gli ridà la libertà insieme alla soddisfazione di veder penzolare nell’accecante mattino colui che lo aveva frodato. Ma a Cooper non basta, lui vuole la sua vendetta su “quei galantuomini” che l’avevano impiccato. Potrà farlo però soltanto accettando il compromesso: con la stella da sceriffo sul petto, agli ordini del giudice Fenton per vigilare su un territorio di 160 miglia quadrate che è paradiso in terra per assassini, ladri, contrabbandieri, truffatori, fuorilegge.

L’ordine da mantenere con l’esercizio di una giustizia severa, perché dai territori dell’Oklahoma di quel 1889 possa un giorno sorgere uno Stato (cosa che avverrà nel 1907). Il sogno di uno Stato con un governatore e uno strutturato apparato di tribunali, contando sull’opera di uomini come Jed Cooper, sceriffo dalla dura scorza con l’espressione di tranquilla determinazione di Clint Eastwood.

Siamo trascinati nell’atmosfera di delirante follia che fa perno su Jordan e il suo panico desiderio di tutto: vestiti firmati, barche di lusso, macchine sportive, casa da favola e una moglie modella (Margot Robbie), ultimo precipitato chimico della sua vecchia vita ormai cancellata, come la consorte d’un tempo; di un tempo che per Jordan Belfort è solo quello dell’eterno presente.

Ted Post fa sua la lezione di Sergio Leone, mettendo in scena un racconto fatto di stacchi serrati come l’azione della giustizia, e l’impavido dal duro cipiglio è sempre lui: Clint Eastwood.

 

Ted Post dimostra d’avere ben appreso la lezione da Sergio Leone, procedendo nel racconto con stacchi che vanno avanti e indietro e si modulano con l’appropriata musica di Dominic Frontiere. Una sintesi di immagini e suoni che segue la caccia del neosceriffo Cooper alla ricerca dei nove che quasi lo uccisero; inciampando anche in altri casi e nella difficoltà ad accettare l’intransigenza della giustizia che non ammette obiezioni, che esamina i fatti e applica le condanne, anche dovendo macchiare di sangue la bandiera col sacrificio di qualche innocente (vedi l’impiccagione dei due fratelli Ben e Billy Joe): perché dove ancora non c’è lo Stato l’indulgenza sarebbe terreno fertile per la selvaggia azione di chi intende farsi giustizia da sé.

S’intrecciano così la Storia di una nazione in cerca della radici democratiche e quella personale di Jed Cooper, cui non bastano quegli 800 dollari che Wilson & Co. gli offrono; pagherà il rifiuto con un assalto armato: ma ancora rimane aggrappato alla vita, salvato stavolta dalle amorevoli cure di Rachel, angelica presenza in attesa di vendicare un fantasma del passato ma riscattata ella stessa dall’amore per Cooper.

 

E il suicidio per impiccagione da parte del capitano Wilson è il salario di una colpa divenuta insopportabile, la vendetta/punizione che si compie entro la circonferenza di un cappio come unica violenza per combattere la violenza. Poi, Cooper minaccia di lasciare la stella da sceriffo, ma il finale perdono che il giudice Fenton accorda al vecchio Jenkins convince il Giusto Cooper a cavalcare sulle tracce di coloro che la legge vuole ancora. Perché il domani abbia uno Stato in cui nessun uomo possa ergersi a giudice unico.


Titolo originale: Hang 'Em High.
Anno: 1968.
Regia: Ted Post.
Sceneggiatura: Leonard Freeman, Mel Goldberg.
Musiche: Dominic Frontiere.
Fotografia: Richard H. Kline, Leonard J. South.
Montaggio: Gene Fowler Jr.