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Mezzogiorno di fuoco

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L’ardua solitaria attesa dei giusti


L e lancette degli orologi di Hadleyville battono il medesimo tempo di quelle ai nostri polsi in una coincidenza fra realtà e narrazione che è forza motrice di High Noon (questo il titolo originale di Mezzogiorno di fuoco). E dall’alto di un cielo ferocemente terso ci gettiamo a piombo sopra una cittadina qualsiasi del West, scortati dal motivo conduttore di Dimitri Tiomkin e da un trio di personaggi poco raccomandabili.

Fred Zinnemann descrive con artificiosa perfezione il canone western della vendetta, governante silente dell’azione sotto le misteriose spoglie di Frank Miller. Con quel nome che spaventa tutta Hadleyfield, il nome che scuote Will Kane (Gary Cooper) e lo fa rinunciare alla partenza con la novella sposa Amy (Grace Kelly) per obbedire al dovere morale di difendere la comunità nel suo ultimo giorno da sceriffo.

 

Ecco il duello che prende corpo: tra il difensore della legge Will Kane e il trasgressore Frank Miller. Duello incrociato tra la presenza greve di un uomo solitario e l’assenza evanescente di un uomo spietato. Duello che si ricompone nel tempo, riemergendo dal passato di un arresto (fu Kane a mettere in manette Miller) e proiettandosi nel futuro di un mezzogiorno che accorre sui binari della ferrovia.

Ogni cosa mira a quel momento in una tensione crescente, mentre i minuti trascorrono uguali sia per noi che per Kane, errabondo in cerca di sodali per far fronte alla banda di Miller. Ma più passa il tempo più capiamo che Will Kane rimarrà solo, lasciato anche da Amy, virginale principio della non violenza e pure lei in attesa di quel mezzogiorno fatale per salire sul treno.

La puntigliosa geometria di Fred Zinnemann ci investe con il suo carico di segni attorno alla solitaria figura di Will Kane, pronto a combattere da solo per difendere il buon esercizio della legge.

 

Andarsene come intende fare la messicana Helen Ramirez (Katy Jurado), già donna di Miller, quindi di Kane, prima di accompagnarsi brevemente all’inaffidabile vicesceriffo Harvey Pell (un giovane Lloyd Bridges, che molti ricorderanno poi come McCroskey ne L’aereo più pazzo del mondo), simbolo di una gioventù pretenziosa che vuole arrogarsi il potere per diritto acquisito.

Zinnemann è un geometra puntiglioso, che nulla lascia al caso e tutto riveste di simbolismi chiari come l’accecante luce del West: il vigliacco egoismo degli abitanti che non vogliono aiutare chi caparbiamente aveva riportato l’ordine; la politica menefreghista incarnata da Henderson, allorché nella chiesa prende le difese di Kane, salvo concludere l’arringa dicendo che la sua presenza in città mette a rischio l’incolumità di tutti; la (ir)responsabilità dei giudici che hanno mutato l’ergastolo di Miller in libertà condizionata.

 

Will Kane rimane solo, solo a lottare contro tutti, solo a rappresentare il paradosso di una società nella quale rispetto della legge e civiltà sono garantiti soltanto dall’esercizio delle armi. Solo ad attendere Frank Miller. Lì, da solo, mentre un abile dolly lo inquadra di spalle nel deserto piattume del nulla, nella polvere inerte della cittadina di Hadleyville.

Ma il fischio del treno che infine ci rivela i tratti di Frank Miller (Ian MacDonald) non è soltanto l’allarme di un destino che incombe: è anche il suono dell’amore di Amy per Will. Lo sceriffo combatte la banda di Miller, ma non è più solo a far fuoco: la giustizia si ricompone nel succedersi degli spari, un matrimonio si ricompone davanti al cadavere di Frank Miller. Ma una società si spezza nel luccichio spento di una stella gettata per terra; poi la voce di Tex Ritter ci riporta lontano, oltre il mezzogiorno infuocato di un uomo tradito da troppi ma salvato dall’amore.


Titolo originale: High Noon.
Anno: 1952.
Regia: Fred Zinnemann.
Sceneggiatura: Carl Foreman (ispirato al racconto The Tin Star di John W. Cunningham).
Musiche: Dimitri Tiomkin.
Fotografia: Floyd Crosby.
Montaggio: Elmo Williams.